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Le cinque cause di dolore cervicale e mal di schiena

RIGIDITA’ ARTICOLARE VERTEBRALE E DANNO DISCALE

Analizziamo le prime due cause di mal di schiena e di dolore cervicale, quindi di dolore vertebrale in generale: la rigidità articolare vertebrale ed il danno discale. 
Sono, a mio avviso, le due cause più frequenti; le altre due, più rare, sono la lassità-instabilità vertebrale e la tensione muscolare.
Ovviamente ognuna di queste quattro componenti può influenzare a sua volta le altre, predisponendone la comparsa od il peggioramento.


La rigidità articolare vertebrale è da intendersi come la perdita progressiva del range di movimento delle articolazioni intervertebrali; questo aspetto spesso non è molto considerato ma a mio avviso è fondamentale nella valutazione del mal di schiena o del dolore cervicale e nella definizione del piano di trattamento personalizzato per il paziente. Per il superamento delle affezioni dolorose della colonna vertebrale è sempre fondamentale ripristinare, o comunque migliorare, il fisiologico movimento articolare vertebrale, per permetterne un aumento dell’elasticità e quindi della resistenza. 
Alla rigidità articolare vertebrale conseguono tre diverse componenti: 
-componente muscolare (M) (aumento del tono muscolare con conseguente possibile comparsa di contratture riflesse di protezione), 
-componente articolare (A) (la perdita del fisiologico range di movimento articolare può predisporre alla degenerazione cartilaginea tipica del processo artrosico), 
-componente relativa ad eventuali sintomi riferiti (R) (quei sintomi che compaiono a distanza dal punto di rigidità ma che possono essere ricondotti ad una leggera nevrite-radicolopatia, cioè ad un’infiammazione delle radici nervose che fuoriescono da ogni singolo livello vertebrale).

Il danno discale è rappresentato dalle condizioni in cui si verifica lo sfiancamento del disco intervertebrale che, sotto la pressione del carico corporeo, vede la propria porzione posteriore protrudere od erniare verso il canale midollare, a seconda dell’entità dello spostamento del materiale discale stesso. La protrusione discale rappresenta ovviamente una condizione meno grave dell’ernia discale, che, nei casi peggiori che non possono essere migliorati o tenuti sotto controllo con la fisioterapia, necessita di intervento chirurgico. 
Al danno discale conseguono due componenti: 
-componente articolare (A) 
-componente relativa ai sintomi riferiti (R); 
non prenderei in considerazione la componente muscolare che, sebbene presente, in questa condizione è di secondaria importanza ai fini del buon esito del trattamento fisioterapico.

Queste tre componenti (muscolare, articolare e sintomi riferiti) sono l’obiettivo del trattamento fisioterapico e sta al fisioterapista usare le tecniche più appropriate per riuscire ad incidere in modo positivo su ognuna di esse. Più queste componenti vengono ridotte e migliore sarà il risultato del trattamento.

LASSITA’ - INSTABILITA’ VERTEBRALE E TENSIONE MUSCOLARE

Le altre due cause del mal di schiena e del dolore cervicale sono la lassità-instabilità vertebrale e la tensione muscolare.
Sono meno comuni delle precedenti ma devono sempre essere considerate quando esaminiamo un paziente con problemi alla colonna vertebrale.

Per lassità-instabilità vertebrale si intendono tutte quelle condizioni in cui si verifica un aumento del fisiologico movimento articolare vertebrale, il che può essere causa di un’eccessiva usura delle componenti articolari e discali; è come se il movimento fisiologico fosse aumentato (come se fosse mandato fuori controllo) da cause che bisogna identificare e poi correggere per poter stabilizzare nuovamente la colonna e permettere così il ripristino delle normali escursioni di movimento. 
Alcune cause di lassità-instabilità vertebrale sono: 
-spondilolisi e spondilolistesi (in entrambi i casi la singola vertebra perde la sua continuità ossea a livello dell’istmo vertebrale, quindi non risulta più essere un segmento unico; nel secondo caso inoltre si osserva lo scivolamento anteriore del corpo vertebrale. Le dirette conseguenze della spondilolisi e della spondilolistesi sono un alterato assorbimento del carico corporeo nei segmenti interessati e la presenza di tensione muscolare continua che, in via riflessa, cerca di stabilizzare il rachide; associate alla spondilolistesi possiamo osservare anche degenerazione discale, schiacciamento discale e radicolopatie),
-altre condizioni (post-traumatiche o congenite) in cui abbiamo lesioni vertebrali che alterano la biomeccanica e la stabilità del rachide (sono particolarmente pericolose per i trattamenti di terapia manuale, e quindi assolutamente da rilevare, quelle a livello cervicale), 
-lassità capsulo legamentosa con ipermobilità (di solito sono soggetti di sesso femminile con strutture articolari, capsulari e legamentose troppo elastiche, non in grado quindi di contenere il movimento articolare all’interno del fisiologico range),
-lassità post-gravidanza (in questo caso viene meno la stabilizzazione vertebrale lombare del muscolo trasverso dell’addome, con conseguente mancanza dell’azione di freno-contenimento dello stesso per quanto riguarda i movimenti della colonna lombare).
Alla lassità-instabilità vertebrale conseguono tre diverse componenti: 
-due diverse componenti muscolari (M1 - aumento del tono muscolare con conseguente possibile comparsa di contratture riflesse di stabilizzazione) (M2 – in questa condizione l’attività ed il tono muscolare risultano insufficienti alla stabilizzazione dei segmenti vertebrali interessati, o per una diminuzione dell’attività e dell’efficienza muscolare o per l’aumento non fisiologico del range di movimento da controllare), 
-due diverse componenti articolari (A1 – la diminuzione del fisiologico range di movimento articolare che può verificarsi a distanza dal segmento vertebrale instabile-lasso) (A2 – l’aumento del fisiologico range di movimento vertebrale che si verifica proprio nei livelli vertebrali lassi-instabili, che può predisporre comunque alla degenerazione cartilaginea tipica del processo artrosico), 
-componente relativa ad eventuali sintomi riferiti (R) (quei sintomi che compaiono a distanza dal punto di rigidità ma che possono essere ricondotti ad una nevrite-radicolopatia, cioè ad un’infiammazione delle radici nervose che fuoriescono da ogni singolo livello vertebrale).

La tensione muscolare è una causa da considerare sempre nella valutazione e nel trattamento del mal di schiena e del dolore cervicale, ma di rado la troviamo come unica causa dei problemi riferiti dal paziente; possiamo definirla una causa rara ma una concausa praticamente certa, in quanto si accompagna a tutte e tre le condizioni precedentemente spiegate, tramite meccanismi riflessi (non volontari) di contrazione muscolare mantenuta nel tempo (ipertono), che difende, di fatto bloccando ed irrigidendo, una zona vertebrale sofferente, con conseguente aumento del dolore e diminuzione del movimento attivo secondo il più classico dei meccanismi a circolo vizioso. L’aumento di tono dei muscoli tonici posturali, quei muscoli che devono rimanere in tensione mantenuta per molto tempo al fine di fissare le nostre articolazioni in determinate posizioni, può essere una causa principale di dolore, ma ne consegue ben presto un aumento della rigidità articolare vertebrale.
In altri casi la tensione muscolare può essere la causa principale del mal di schiena o del dolore cervicale; mi riferisco al sovraccarico muscolare degli sportivi (in questo caso parleremo di contratture da sovrautilizzo-overuse), oppure a lesioni muscolari (strappi,stiramenti), male o poco curati, dei muscoli paravertebrali adiacenti alla colonna o dei muscoli attivatori della colonna stessa con seguente ritorno all’attività fisica in non perfette condizioni.
Alla tensione muscolare conseguono due componenti:
-componente muscolare (M) (ovviamente per quanto detto finora)
-componente articolare (A) (perdita di motilità vertebrale conseguente alla tensione muscolare prolungata);
non prenderei in considerazione, parlando di colonna vertebrale, la componente relativa ai sintomi riferiti, in quanto mi risulta difficile considerarla come direttamente causata dalla tensione muscolare; mi viene in mente un esempio: la sindrome del piriforme, ma parliamo di un muscolo che si inserisce sul sacro, livello in cui le vertebre non hanno motilità in quanto risultano saldate tra loro.

Queste tre componenti (muscolare, articolare e sintomi riferiti) sono l’obiettivo del trattamento fisioterapico e sta al fisioterapista usare le tecniche più appropriate per riuscire ad incidere in modo positivo su ognuna di esse. Più queste componenti vengono ridotte e migliore sarà il risultato del trattamento.

LA CAUSA TRAUMATICA
A conclusione di questo ragionamento dobbiamo specificare che esiste una quinta causa: la causa traumatica; sono inseriti in questa categoria sia i microtraumi ripetuti (di minore intensità ma ripetuti a lungo nel tempo), sia i traumi acuti (quelli di più grave entità che accadono una volta sola, provocando un danno più o meno grave). E’ importante sottolineare come la causa traumatica possa lasciare come conseguenza una qualsiasi delle quattro cause precedentemente elencate, da sole o in coabitazione tra loro.